CANNABIS NEL TRATTAMENTO DELL’AUTISMO

CANNABIS NEL TRATTAMENTO DELL’AUTISMO

CHE COS’È L’AUTISMO?

Definizione di autismo

L’autismo è un disturbo complesso e multidimensionale dello sviluppo che influenza il normale sviluppo cerebrale, in particolare nelle aree relative alle abilità sociali e comunicative. Il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è una condizione che incide sul comportamento, sulla comunicazione e sulle interazioni sociali dell’individuo. Lo spettro autistico varia da sintomi lievi a problematiche più gravi che influenzano significativamente la vita quotidiana. Le persone con autismo spesso fanno fatica a comprendere le situazioni sociali e i segnali comunicativi, rendendo difficile per loro instaurare e mantenere relazioni.

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Sintomi dell’autismo

Problemi comportamentali

I sintomi dell’autismo variano molto, ma generalmente includono i seguenti problemi comportamentali:

Difficoltà nelle interazioni sociali: le persone con autismo spesso faticano a capire le situazioni sociali e le interazioni con gli altri.

Difficoltà comunicative: bambini e adulti autistici spesso incontrano ostacoli nella comunicazione verbale e non verbale, come mantenere il contatto visivo o comprendere il linguaggio parlato.

Comportamenti stereotipati: movimenti ripetitivi, come agitare le mani o dondolarsi, sono comuni nelle persone con Disturbo dello Spettro Autistico.

Ipercavia sensoriale: chi vive con l’autismo spesso è particolarmente sensibile a certi suoni, luci o tocchi.

Difficoltà cognitive: i sintomi dell’autismo potrebbero includere difficoltà di apprendimento e carenza nelle capacità di problem solving.

I sintomi dell’autismo generalmente si manifestano nella prima infanzia e nella maggior parte dei casi le persone coinvolte necessitano di un qualche tipo di supporto e trattamento. Una diagnosi precoce e interventi adeguati possono migliorare significativamente la qualità della vita e le prospettive di sviluppo dei bambini con autismo.

 

Cause dell’autismo

La maggior parte degli studi indica che alla base dell’autismo ci siano cause genetiche, anche se c’è chi le mette in discussione. Secondo uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista Autism Research, la probabilità che una donna sopra i 40 anni possa avere un figlio autistico è del 50% superiore rispetto a una madre tra i 25 e i 29 anni. La percentuale di bambini autistici è significativamente più alta tra i secondogeniti nati a meno di tre anni di distanza dal primo figlio.

Secondo i ricercatori dell’Università Semmelweis che si occupano di autismo, antidepressivi assunti durante la gravidanza e alcune sostanze chimiche, come il bisfenolo A, possono causare autismo. Il bisfenolo A (BPA) è un composto sintetico ampiamente usato nella produzione di plastica. Viene spesso impiegato in contenitori per alimenti, come bottiglie d’acqua e contenitori per cibo per bambini, così come nel rivestimento interno delle lattine. (I produttori stanno sviluppando e offrendo sempre più prodotti privi di BPA in risposta a preoccupazioni sanitarie. Attenzione a utilizzare solo prodotti in plastica senza BPA!)
Fonte: https://hu.wikipedia.org/wiki/Autizmus

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Trattamento farmacologico dell’autismo

Non esiste una cura farmacologica per l’autismo. Come soluzione estrema vengono trattati con farmaci i sintomi accompagnatori quali depressione, ansia e potenziali scoppi di rabbia. Per molti, insieme alla terapia farmacologica, l’unico trattamento accessibile sono varie terapie di sviluppo. Tra le terapie complementari si possono menzionare l’interazione con animali, attività musicali o la terapia con burattini.


GABA E GLUTAMMATO

L’ASD è caratterizzato da uno squilibrio tra eccitazione e inibizione nella trasmissione GABAergica* e glutamatergica in varie strutture cerebrali.


Il GABA (acido gamma-aminobutirrico) è un neurotrasmettitore, cioè una sostanza chimica nel cervello che partecipa alla comunicazione tra neuroni. Nel sistema nervoso centrale, funziona come neurotrasmettitore inibitorio, riducendo l’attività neurale e l’eccitabilità neuronale. Legandosi ai recettori GABA, può modulare l’attività centrale e aiutare a diminuire l’ansia, esercitando un effetto calmante.

Il glutammato è un neurotrasmettitore chiave coinvolto nella comunicazione tra le cellule nervose del cervello. È il neurotrasmettitore eccitatorio più diffuso e fondamentale: “eccitatorio” significa che stimola o aumenta l’attività neurale. Nel sistema nervoso, gli eccitatori come il glutammato aumentano l’attività e l’eccitabilità delle cellule nervose.

Il glutammato è prodotto e rilasciato dai neuroni, agendo tramite la sinapsi sui recettori della cellula bersaglio. Quando si lega a questi recettori, trasmette segnali e aumenta l’attività della cellula. Questo neurotrasmettitore eccitatorio è coinvolto in numerosi processi cerebrali importanti, inclusa la plasticità neuronale, l’apprendimento e la memoria.

È importante notare che un eccesso di glutammato o una stimolazione eccessiva dei suoi recettori può avere effetti dannosi sul sistema nervoso, provocando ipereccitabilità e la morte neuronale, con conseguenti malattie neurodegenerative quali Alzheimer o Parkinson. Inoltre, un’attivazione eccessiva dei recettori del glutammato può contribuire allo sviluppo di emicrania o epilessia.

Si trova naturalmente in alcuni alimenti come carni, formaggi e salsa di soia.

In sintesi, il glutammato è cruciale per la comunicazione, la trasmissione degli impulsi e il normale funzionamento del sistema nervoso centrale.



Qual è il ruolo della cannabis nel trattamento dell’autismo?

I medici ipotizzano che il sistema endocannabinoide partecipi alla modulazione dello squilibrio tra trasmissione GABA e glutammato. Questo sistema è uno dei principali regolatori biologici del nostro corpo, responsabile di numerosi processi vitali. I composti terapeutici presenti nella cannabis, come il CBD, influenzano significativamente il funzionamento del sistema endocannabinoide e quindi regolano anche GABA e glutammato.

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Recentemente, un gruppo di ricercatori israeliani ha studiato l’efficacia dei cannabinoidi nei pazienti con ASD. Lo studio mirava a descrivere l’epidemiologia degli ASD trattati con cannabis medica e a valutarne sicurezza ed efficacia. Tra il 2015 e il 2017 sono stati raccolti dati su 188 pazienti con ASD trattati con cannabis medica. Il trattamento prevedeva un olio di cannabis contenente il 30% di CBD e l’1,5% di THC. La maggior parte assumeva olio di CBD tre volte al giorno, con una dose media totale compresa tra 61,5 e 79,5 mg di CBD e 3,0-4,0 mg di THC.

Dopo sei mesi, 155 pazienti erano ancora in trattamento, di cui 93 sono stati valutati. Tra questi 93, 28 pazienti (30,1%) hanno riportato un miglioramento significativo, 50 (53,7%) un miglioramento moderato, 6 (6,4%) un lieve miglioramento e 8 (8,6%) non hanno mostrato cambiamenti. Ventitré pazienti (25,2%) hanno manifestato almeno un effetto collaterale, il più comune era irrequietezza (6,6%). Lo studio ha concluso che la cannabis appare ben tollerata, sicura ed efficace nel ridurre i sintomi associati all’ASD, soprattutto nell’ambito di convulsioni, tic, depressione, irrequietezza e scoppi di rabbia. Complessivamente, oltre l’80% dei genitori ha riferito miglioramenti significativi o moderati nel giudizio generale sui figli.

Il riassunto completo di questo studio è disponibile sul sito di Nature: https://www.nature.com/articles/s41598-018-37570-y

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Bonni Goldstein, medico e nota esperta di cannabis terapeutica, da anni aiuta i pazienti nell’impiego di terapie a base di cannabis per diverse condizioni, tra cui dolore cronico, epilessia e autismo. Con numerose pubblicazioni e conferenze, contribuisce a diffondere la conoscenza sui cannabinoidi. Il suo obiettivo è offrire trattamenti efficaci e personalizzati per i pazienti.

Le più recenti ricerche sul rapporto tra cannabis e autismo hanno portato a importanti scoperte in campo medico. La Dr.ssa Bonni Goldstein ha illustrato i risultati di uno studio intitolato “Biomarcatori reattivi alla cannabis: un approccio farmacometabolomico per valutare l’efficacia del trattamento medico con cannabis nei bambini con disturbo dello spettro autistico”.

Lo studio mirava a identificare i biomarcatori responsivi al trattamento con cannabis e a esaminare come questa influisca sulle condizioni dei bambini con ASD.

Fermiamoci un attimo per capire l’importanza dei biomarcatori!

I biomarcatori sono sostanze chimiche nel corpo che rispecchiano il funzionamento cellulare e possono indicare la presenza o la gravità di diverse malattie. Un esempio è il numero di globuli bianchi.

In caso di infezioni batteriche gravi, il numero di globuli bianchi aumenta, fornendo ai medici un’indicazione della necessità di cercare un’infezione importante. Un valore molto basso, invece, può indicare una patologia. I biomarcatori hanno un intervallo fisiologico considerato “normale”. Per i globuli bianchi, questo va da 4000 a 12000 cellule. Nel corpo esistono molti tipi di biomarcatori misurabili che offrono informazioni preziose ai medici per formulare diagnosi.

Nello studio descritto da Goldstein sono stati analizzati i campioni di saliva di 15 bambini con autismo, confrontandoli con quelli di bambini neurotipici, cioè con sviluppo tipico. Tra centinaia di biomarcatori, ne sono stati identificati 31 rilevanti per l’autismo, ossia 31 alterazioni caratteristiche del disturbo, assenti nei bambini neurotipici. Durante lo studio, 15 bambini autistici sono stati trattati con cannabis.

I risultati hanno mostrato che, a seguito del trattamento con cannabis, i biomarcatori si sono avvicinati agli intervalli fisiologici, indicando che la terapia ha avviato un processo di normalizzazione o correzione nel corpo, una scoperta straordinaria!

Particolarmente interessante è stata l’analisi del biomarcatore N-acetil-aspartato (NAA), coinvolto nella neuroinfiammazione e nella formazione della mielina. La neuroinfiammazione, ossia i processi infiammatori del sistema nervoso, sta assumendo sempre maggiore rilevanza negli studi sull’ASD. Molte ricerche hanno dimostrato che il cervello delle persone con autismo può mostrare livelli elevati di marcatori infiammatori come citochine e attivazione della microglia.

Questo suggerisce che la neuroinfiammazione potrebbe contribuire alle alterazioni dello sviluppo nervoso che portano ai sintomi dell’autismo. Sebbene non sia ancora chiara la relazione causa-effetto, si ritiene che i processi infiammatori influenzino la funzione sinaptica, la formazione delle connessioni neurali e la neuroplasticità, fondamentali per le funzioni sociali e cognitive. Lo studio ha evidenziato che dopo il trattamento con cannabis, il livello di NAA si è normalizzato nei bambini, indipendentemente dal valore iniziale, alto o basso.

Altri biomarcatori esaminati includevano la spermina, associata all’infiammazione e al dolore, e il deidroepiandrosterone solfato (DHEAS), che svolge un ruolo nell’equilibrio ormonale e nella regolazione dell’aggressività. Entrambi hanno mostrato effetti positivi in seguito a trattamento con cannabis, rafforzando ulteriormente l’uso terapeutico della cannabis nell’autismo.

Va sottolineato che lo studio aveva una limitata coorte di partecipanti, quindi sono necessari ulteriori ricerche per confermare le conclusioni. Tuttavia, i risultati sono promettenti e potrebbero aprire nuove prospettive nell’uso di terapie a base di cannabis per il trattamento dell’ASD.

La Dr.ssa Goldstein ha sottolineato che il trattamento con cannabis richiede un approccio personalizzato, poiché i pazienti possono rispondere in modo diverso. Trovare il dosaggio corretto e il rapporto ideale tra cannabinoidi è fondamentale per efficacia e sicurezza. Questa ricerca contribuisce a comprendere meglio come funziona la cannabis nei pazienti autistici e come ottimizzare i protocolli terapeutici per risultati ottimali.

In generale, lo studio evidenzia che le terapie a base di cannabis possono offrire potenziali benefici ai bambini con disturbo dello spettro autistico, soprattutto nel migliorare i problemi comportamentali. L’identificazione e il monitoraggio dei biomarcatori offrono la possibilità di misurare oggettivamente l’efficacia del trattamento, un passo importante verso l’accettazione medica della cannabis.

Quali cannabinoidi sono efficaci e qual è il rapporto ottimale per trattare l’autismo?

Tra i cannabinoidi usati per trattare l’autismo, le combinazioni di cannabidiol (CBD) e tetraidrocannabinolo (THC) hanno dato risultati più promettenti. Grazie alle proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive, oltre agli effetti positivi sulle funzioni cognitive, l’utilizzo del CBG è anch’esso giustificato. Tuttavia, queste combinazioni non sono universali, poiché efficacia e sicurezza dipendono molto dalla sensibilità individuale dei pazienti e dalla gravità dell’autismo.

In bambini con ansia grave o aggressività, i prodotti a base di cannabis con un minimo contenuto di THC possono aiutare, ma possono anche peggiorare la situazione.

Il trattamento deve sempre iniziare con dosi basse e aumentare gradualmente per trovare la quantità ottimale. L’uso di oli di cannabis è raccomandato solo sotto supervisione specialistica, soprattutto nei bambini.


Qualità e purezza
È fondamentale usare solo oli di cannabis di alta qualità, verificati da test di laboratorio. L’analisi cannabinoidica indica con precisione quali principi attivi (cannabinoidi) sono presenti e in quali quantità. Queste informazioni sono indispensabili per prendere una decisione consapevole e scegliere il prodotto più adatto a te.

 

In sintesi, la terapia con cannabis per l’autismo è ancora in fase di ricerca, ma i risultati finora ottenuti sono promettenti, soprattutto nel miglioramento dell’ansia, dell’irritabilità e dell’autoregolazione.


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Il CBD non è una cura miracolosa! Le basi per preservare la salute sono l’esercizio fisico regolare, un’alimentazione equilibrata e uno stile di vita senza stress. Nessuno di questi può essere sostituito dal CBD! In Ungheria e nella maggior parte degli stati UE, il CBD è considerato un “nuovo alimento” e il suo uso non era ampiamente giustificato prima del 1997, per cui non si possono fare promesse riguardo la prevenzione o la cura delle malattie con prodotti contenenti CBD. Quanto riportato sono riassunti di studi scientifici.


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