La cannabis può invertire l'invecchiamento cerebrale

Un nuovo studio ha stabilito che la somministrazione a basso dosaggio e a lungo termine di uno degli ingredienti chiave degli oli di cannabis a spettro completo può invertire i processi di invecchiamento nel cervello e possiede effetti anti-invecchiamento. L’Ospedale Universitario di Bonn, in collaborazione con l’Università Ebraica di Israele, ha esaminato gli effetti del THC su topi anziani. Il THC (tetraidrocannabinolo) è uno dei principali principi attivi della pianta di cannabis, noto per i suoi effetti psicoattivi, ovvero capacità di indurre euforia e modificazioni dello stato di coscienza. Viene anche utilizzato a scopi medici, ad esempio per alleviare il dolore e stimolare l'appetito. Gli oli e gli estratti di cannabis a spettro completo nei paesi dell’UE contengono solitamente meno dello 0,2% di THC, una quantità insufficiente per produrre effetti psicoattivi se usata correttamente, ma che può comunque avere significativo valore terapeutico.
I risultati pubblicati sulla rivista ACS Pharmacology & Translation Science suggeriscono che il THC è in grado di ringiovanire le funzioni cognitive nei topi anziani influenzando vie molecolari chiave nel cervello.
Le funzioni cognitive rappresentano le capacità mentali fondamentali del cervello umano che consentono il pensiero, la risoluzione dei problemi, la presa di decisioni e l’adattamento all’ambiente. Queste funzioni comprendono numerosi processi mentali che aiutano nell’elaborazione, comprensione e applicazione delle informazioni. Le principali funzioni cognitive sono:
1. Attenzione
2. Memoria
3. Capacità linguistiche
4. Funzioni esecutive
Le funzioni esecutive sono processi mentali di livello superiore che permettono comportamenti finalizzati a uno scopo, pianificazione e presa di decisioni. Tra queste rientrano la risoluzione dei problemi, il controllo degli impulsi, l’autoregolazione, la flessibilità cognitiva e la capacità di elaborare e integrare nuove informazioni.
5. Percezione
La percezione è il processo attraverso cui gli stimoli ricevuti dai nostri organi sensoriali vengono trasformati dal cervello in informazioni interpretabili. Include la vista, l’udito, il tatto e altri sensi che ci permettono di riconoscere oggetti, suoni, colori e altro nel nostro ambiente.
6. Orientamento spaziale
8. Apprendimento
Perché sono importanti le funzioni cognitive?
Mantenere e migliorare le funzioni cognitive è fondamentale per la qualità della vita, poiché queste capacità determinano l’autonomia personale, l’apprendimento, la performance lavorativa e le relazioni sociali. Uno stile di vita sano e stimoli mentali regolari, come la lettura, i puzzle o lo studio, possono aiutare a preservare la freschezza mentale e a migliorare le funzioni cognitive.
L’invecchiamento è spesso accompagnato da un declino delle capacità cognitive, dovuto al peggioramento della qualità delle cellule cerebrali e delle connessioni tra loro. Studi precedenti avevano già indicato che il sistema endocannabinoide – una rete complessa di recettori e molecole segnale presenti nel cervello e in altri organi – gioca un ruolo cruciale in questo processo, ma questa ricerca ha chiarito l’importanza del THC, in particolare del suo effetto sul recettore CB1, molto presente nel cervello. È stato dimostrato che la perdita di attività del recettore CB1 nei topi porta a significativi disturbi dell’apprendimento e della memoria correlati all’età.
Tenendo questo in considerazione, i ricercatori hanno indagato se aumentare l’attività del recettore CB1 con basse dosi di THC potesse produrre un effetto opposto o addirittura invertire alcuni aspetti dell’invecchiamento cerebrale. In particolare, erano interessati all’effetto del THC sulla mTOR, una proteina che regola centralmente la crescita cellulare, il metabolismo e l’invecchiamento. La mTOR è associata sia alle prestazioni cognitive sia al processo di invecchiamento, diventando un target chiave nelle strategie volte a prolungare una vita sana.
Per lo studio, i ricercatori hanno utilizzato due gruppi di topi maschi, uno giovane (quattro mesi) e uno anziano (18 mesi). I topi sono stati assegnati casualmente a ricevere per 28 giorni basse dosi di THC o un placebo privo di principi attivi. Il THC è stato somministrato tramite mini-pompe, che hanno permesso ai ricercatori di controllare il dosaggio e garantire una somministrazione continua.
Lo studio si è concentrato su diverse aree chiave: la funzione cerebrale, i livelli specifici di proteine coinvolte nella trasmissione tra cellule nervose e lo stato generale dei topi. Durante l’esperimento sono stati monitorati peso, consumo alimentare e livelli di attività. Inoltre, sono state effettuate analisi biochimiche dettagliate sul cervello, plasma sanguigno e tessuto adiposo per valutare come il THC influenzasse la segnalazione di mTOR e il metaboloma.
(Il metaboloma si riferisce all’insieme completo delle piccole molecole presenti nelle cellule, nei tessuti o negli organismi, inclusi i metaboliti (prodotti del metabolismo) come zuccheri, aminoacidi, acidi grassi e altri composti. Queste molecole riflettono lo stato attuale del metabolismo degli esseri viventi e forniscono informazioni sui processi fisiologici, sull’impatto ambientale e sulle variazioni legate alle malattie.)
Nei cervelli dei topi anziani, il trattamento con THC ha indotto un aumento temporaneo ma significativo dell’attività di mTOR, in particolare nell’ippocampo, una regione cruciale per l’apprendimento e la memoria. L’incremento dell’attività di mTOR è stato accompagnato da un aumento dei livelli di proteine sinaptiche chiave, come sinaptofisina e PSD-95, essenziali per la formazione e il mantenimento delle sinapsi, cioè le connessioni tra neuroni.
Inoltre, i ricercatori hanno osservato un notevole incremento dell’attività ippocampale nei topi trattati con THC. Ciò è stato dimostrato dall’aumento dei metaboliti coinvolti nella produzione di energia, come quelli legati alla glicolisi e al ciclo degli acidi tricarbossilici, che sono vie metaboliche fondamentali per generare l’energia necessaria ai processi cellulari. Curiosamente, questi cambiamenti erano più marcati dopo 14 giorni di trattamento e si normalizzavano al giorno 28.
István Bilkei Gorzó
„Ora siamo riusciti a dimostrare che il trattamento con THC ha un effetto doppio e dipendente dal tessuto sulla segnalazione di mTOR e sul metaboloma” – ha spiegato András Bilkei-Gorzo, ricercatore presso l’Istituto di Psichiatria Molecolare dell’Università di Bonn. „Siamo giunti alla conclusione che il trattamento a lungo termine con THC produce inizialmente un miglioramento delle funzioni cognitive aumentando la produzione di energia e di proteine sinaptiche nel cervello, seguito da un effetto anti-invecchiamento caratterizzato da una diminuzione dell’attività di mTOR associata a una riduzione del metabolismo periferico. Il nostro studio suggerisce che questo doppio effetto sulla segnalazione di mTOR e sul metaboloma potrebbe costituire la base per un farmaco efficace contro l’invecchiamento e il declino cognitivo.”
Sebbene i risultati siano promettenti, lo studio presenta dei limiti. La ricerca è stata condotta su topi, e pur essendo questi animali spesso utilizzati come modello per la biologia umana, è necessario considerare le differenze tra specie. Non è chiaro se gli stessi effetti si riscontrino anche negli esseri umani; sono quindi necessari ulteriori studi per comprendere appieno le potenziali applicazioni terapeutiche del THC.
Le future ricerche dovranno definire il protocollo di trattamento ottimale per massimizzare gli effetti anti-invecchiamento minimizzando al contempo i rischi potenziali.
Fonte:
Lo studio intitolato „Bidirectional Effect of Long-Term Δ9-Tetrahydrocannabinol Treatment on mTOR Activity and Metabolome” è stato realizzato da András Bilkei-Gorzo, Britta Schurmann, Marion Schneider, Michael Kraemer, Prakash Nidadavolu, Eva C. Beins, Christa E. Müller, Mona Dvir-Ginzberg e Andreas Zimmer. Lo studio originale in lingua inglese è disponibile qui: https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acsptsci.4c00002
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