CBD e il morbo di Parkinson

Morbo di Parkinson e olio di CBD: cosa c'è da sapere?
Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce principalmente le aree cerebrali responsabili del controllo del movimento. La sua causa precisa è ancora sconosciuta, ma un ruolo chiave è giocato dal danneggiamento e dalla perdita graduale dei neuroni che producono dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore indispensabile per il coordinamento dei movimenti. La diminuzione dei suoi livelli può provocare sintomi caratteristici come tremori, rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti e disturbi dell’equilibrio.
Si stima che nel mondo oltre 10 milioni di persone vivano con il morbo di Parkinson, che è la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer. Colpisce principalmente le persone anziane: la maggior parte dei pazienti diagnosticati ha più di 50 anni, e il disturbo è più frequente negli uomini rispetto alle donne.
I sintomi possono variare molto da individuo a individuo per tipologia e gravità. Nei primi stadi sono spesso lievi e si manifestano gradualmente, per questo la diagnosi precoce può risultare difficile. Con la progressione della malattia oltre ai problemi motori possono comparire insonnia, ansia, cambiamenti dell’umore e dolore.
Attualmente il morbo di Parkinson non è curabile, ma le terapie disponibili possono alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il trattamento è sempre personalizzato, tenendo conto della sintomatologia, dello stadio della malattia e delle condizioni generali di salute. Negli ultimi anni, l’olio di CBD e altri preparati a base di cannabinoidi hanno catturato l’attenzione degli studiosi, in particolare per il possibile supporto a alcuni sintomi non motori. Di seguito esamineremo cosa dicono le attuali evidenze scientifiche sull’uso dell’olio di CBD nel Parkinson e quali precauzioni è bene adottare.
L’importanza della dopamina
Esiste un legame chiaro tra la riduzione dei livelli cerebrali di dopamina e l’insorgenza e la progressione del morbo di Parkinson.
Nelle fasi iniziali i segni sono appena percettibili, ma la perdita del 60-80% dei neuroni dopaminergici porta a un evidente deterioramento delle funzioni motorie associate alla malattia. I neuroni che producono dopamina muoiono, e il cervello diventa meno capace di produrne a sufficienza, comportando un peggioramento dei sintomi.
Il ruolo del recettore GPR-6
Il GPR6 è un recettore accoppiato alle proteine G, appartenente a una vasta famiglia di proteine importanti in molti processi biologici, inclusa la comunicazione cellulare, la risposta immunitaria, la percezione e la regolazione ormonale. Il GPR6 si trova soprattutto nel cervello ed è oggetto di grande interesse nelle ricerche neurologiche e psichiatriche, poiché potrebbe avere un ruolo nel trattamento di disturbi neurologici modulando i livelli di dopamina.
CBD e morbo di Parkinson
È stato dimostrato che "spegnere" il recettore GPR6 induce un aumento dei livelli di dopamina nel cervello, un aspetto di grande rilevanza.
I ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Louisville, Kentucky, hanno identificato un bersaglio molecolare precedentemente sconosciuto del CBD, potenzialmente molto importante per il trattamento del morbo di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative.
Nello studio presentato nel 2017 da Zhao-Hui Song e Alyssa S. Laun alla International Cannabinoid Research Society a Montreal sono stati mostrati risultati preclinici che dimostrano come il CBD riduca l’attività del GPR6 e di conseguenzaincrementi i livelli di dopamina.
Quale prodotto a base di CBD dovrebbe usare un paziente con Parkinson?
I resoconti aneddotici di pazienti con Parkinson che utilizzano diversi preparati di cannabis suggeriscono che gli acidi cannabinoidi presenti nei prodotti a base di cannabis integrale possono ridurre il tremore da Parkinson e altri sintomi motori. Il tremore si manifesta come una vibrazione ritmica, più frequentemente a mani e dita, ma può interessare anche gambe, mento o labbra. Gli acidi cannabinoidi grezzi, come il CBDA, sono presenti in grande quantità nella pianta fresca di cannabis, ma si trasformano in CBD e altri composti durante l’esposizione al calore, ai raggi UV o con la conservazione prolungata e la lavorazione della pianta. Finora poche ricerche si sono concentrate sugli acidi cannabinoidi grezzi, ma le prove disponibili suggeriscono che il CBDA possiede forti proprietà terapeutiche, compresi effetti antinfiammatori, anti-nausea, anti-tumorali e antispastici.
Il dottor Juan Sanchez-Ramos, esperto di disturbi del movimento e direttore medico della Parkinson Research Foundation, incoraggia i suoi pazienti, se possibile, a iniziare con prodotti contenenti anche THC. Gli oli di CBD con THC appartengono alla categoria del spettro completo.
Pertanto, si consiglia di utilizzare preparati che oltre al CBD contengano anche CBDA e THC, salvo che non vi siano controindicazioni all’uso di THC (es. attività sportive, lavoro, sensibilità ai cannabinoidi).
Come dosare l’olio di CBD in caso di morbo di Parkinson?
La quantità di olio di CBD necessaria varia da persona a persona. Il consiglio generalmente accettato è di iniziare con piccole dosi e aumentare gradualmente la quantità giornaliera. Consulta la nostra tabella di dosaggio per avere un utile riferimento.
CONSULTA SEMPRE IL TUO MEDICO PRIMA DI INIZIARE L’USO DI OLIO DI CBD!
È importante sottolineare che l’olio di CBD non è una panacea! Le fondamenta per mantenere una buona salute sono l’esercizio fisico regolare, una dieta equilibrata e uno stile di vita senza stress.
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