Il ruolo del CBD nel trattamento delle lesioni cerebrali traumatiche

Il ruolo del CBD nel trattamento delle lesioni cerebrali traumatiche

Traumi cranici e olio di CBD: cosa dicono le ricerche?

Il trauma cranico (TBI) è una lesione cerebrale causata da un impatto esterno, come una caduta, un incidente stradale o un colpo durante l’attività sportiva. La gravità varia da una commozione cerebrale lieve fino a danni neurologici permanenti. Anche nei casi più lievi possono manifestarsi sintomi persistenti, come difficoltà di memoria e concentrazione, disturbi del sonno o cambiamenti dell’umore, che possono influenzare la vita quotidiana e la capacità lavorativa.

Le conseguenze non sono causate solo dalla lesione diretta: i processi infiammatori indotti successivamente e lo stress ossidativo possono portare a ulteriori danni. Per questo motivo, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su uno dei principali componenti dell’olio di CBD, il cannabidiolo (CBD), i cui potenziali effetti neuroprotettivi e anti-infiammatori sono stati studiati principalmente in laboratorio e su modelli animali. 

In questo articolo descriviamo cosa succede nel cervello durante e dopo la lesione, come il CBD può influenzare questi processi e cosa ci dicono finora gli studi circa il suo possibile ruolo terapeutico. Affronteremo anche quali questioni sono ancora aperte prima di poter valutare la sicurezza e l’efficacia del CBD in questo ambito.

I meccanismi della lesione

I sintomi del TBI derivano da una serie di cambiamenti fisiologici, molecolari e chimici che si verificano immediatamente dopo la lesione o anche mesi o anni più tardi. Per questa ragione, il TBI viene distinto in lesione primaria e secondaria.

Lesione primaria

La lesione primaria del TBI consiste nel danno diretto alle strutture nervose e vascolari, causato dall’impatto stesso. Durante il colpo, il cervello si comprime ed espande generando un’onda d’urto che crea sollecitazioni meccaniche importanti all’interno del cranio. Questa onda causa immediati traumi contusivi nell’area dell’impatto, danneggia le cellule gliali*, provoca sanguinamenti locali, interrompe gli assoni e le strutture vascolari. Attualmente, caschi e protezioni per la testa rappresentano l’unica difesa conosciuta contro le lesioni primarie da TBI, come quelle derivanti da lavoro, sport motoristici, sport da combattimento o attività militari. Questi dispositivi riducono significativamente la gravità delle lesioni ma non possono eliminarle in caso di impatti molto forti. Purtroppo, nella vita quotidiana molte persone subiscono traumi da caduta senza alcuna protezione, fenomeno più frequente in età infantile e anziana.
*Le cellule gliali si trovano nel cervello e nel midollo spinale e sono responsabili del supporto, della protezione e del corretto funzionamento del sistema nervoso centrale. Non sono neuroni, ma sono fondamentali per il normale funzionamento e la salute dei neuroni.

Lesione secondaria

La lesione secondaria è un danno sistemico accessorio prodotto dai meccanismi scatenati dalla lesione primaria. Si caratterizza per una cascata diffusa di modifiche cellulari, molecolari e biochimiche, che includono il rilascio incontrollato di ioni e neurotrasmettitori, disfunzioni nelle cellule gliali, ipereccitabilità neuronale e infiammazione estesa. In questa fase, la liberazione incontrollata di glutammato induce la morte cellulare, aumenta la presenza di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e innesca uno stress ossidativo. Questo mantiene e amplifica per un tempo indefinito la risposta infiammatoria post-traumatica. L’infiammazione cronica porta a ulteriori danni ai tessuti e a fenomeni neurodegenerativi. La conseguente risposta immunitaria e l’infiammazione neurale creano un ambiente tossico che ostacola la riparazione neuronale, perpetua la perdita e l’atrofia dei neuroni e determina la degradazione della sostanza bianca. Tra i sintomi associati vi sono cambiamenti della personalità e disturbi emotivi e dell’umore.

Pratiche cliniche e il ruolo del CBD

In ambito clinico, la gravità del trauma cranico viene valutata con la Scala del Coma di Glasgow (GCS), che classifica il TBI in base allo stato di coscienza immediatamente dopo la lesione. 

Le tre categorie principali sono: lieve (GCS 13–15), moderato (GCS 9–12) e grave (GCS 3–8).

Si stima che il TBI lieve costituisca il 70-90% di tutti i traumi cranici. Anche nel TBI lieve possono presentarsi sintomi gravi e debilitanti, quali cefalea post-traumatica, nausea/vomito, vertigini o problemi di equilibrio, fotofobia o fonofobia, visione offuscata o doppia, stanchezza, difficoltà di memoria, scarsa concentrazione, ansia aumentata, irritabilità, instabilità emotiva, peggioramento dell’umore e disturbi del sonno. I pazienti sospetti devono essere valutati da uno specialista per decidere se è necessario un ricovero in pronto soccorso e una TAC cranica.

Il trattamento attuale del TBI lieve può prevedere un’osservazione di 24 ore in ospedale o a domicilio per monitorare eventuali peggioramenti neurologici. Dopo il trauma si raccomanda di evitare attività fisiche intense e sport di contatto fino alla completa risoluzione dei sintomi, che può durare anche fino a 4 settimane.
 
I pazienti con TBI moderato o grave possono avere lesioni primarie che richiedono un intervento medico immediato per prevenire i danni secondari.
Il trattamento attuale per TBI moderato e grave include interventi medici e chirurgici per limitare gli effetti della lesione cerebrale secondaria, come: (1) mantenere la pressione arteriosa per garantire una corretta perfusione cerebrale, (2) assicurare un’adeguata ossigenazione e mantenere una pressione parziale di CO₂ normale, (3) controllare la pressione intracranica (ICP), (4) prevenire e trattare le crisi convulsive, (5) evitare l’ipertemia, (6) mantenere livelli normali di glucosio, (7) gestire i liquidi endovenosi per mantenere l’osmolarità sierica, (8) elevare e posizionare correttamente la testa per favorire il deflusso venoso, e (9) fornire supporto nutrizionale. Esiste un alto rischio che le condizioni peggiorino fino alla morte cerebrale se non si controllano l’edema cerebrale e l’aumento della ICP. In casi refrattari al trattamento, è possibile ricorrere a un intervento chirurgico di decompressione cerebrale mediante craniectomia, che salva la vita ma spesso lascia gravi disabilità nei sopravvissuti.

Il ruolo del CBD

Il cannabidiolo (CBD) è un composto naturale tipico della pianta di cannabis, un fitocannabinoide, che interagisce con oltre 65 punti bersaglio nel cervello e in altre parti del corpo. Tra questi, diversi agiscono direttamente riducendo l’infiammazione, suscitando interesse per il potenziale uso del CBD nel mitigare i danni secondari del TBI.



Esistono evidenze precliniche che il CBD favorisce la neurogenesi, ossia la formazione di nuovi neuroni, suggerendo che nel TBI l’uso di CBD possa aumentare la neurogenesi, attenuare i sintomi, accelerare la guarigione e migliorare il recupero delle funzioni neurologiche.

La neuroprotezione del CBD durante le lesioni cerebrali secondarie è stata dimostrata in numerosi studi preclinici, che hanno mostrato come i meccanismi molecolari, chimici e fisiologici danneggiati dal TBI possano ristabilirsi sotto l’effetto del CBD. Gli effetti del CBD si esercitano attraverso molteplici vie tra cui:

- potenziamento della segnalazione del sistema endocannabinoide
- riduzione della neurotossicità da glutammato
- stimolazione della neurogenesi
- attenuazione dell’infiammazione neurale
- rimozione delle specie reattive dell’ossigeno
- riduzione della permeabilità della barriera emato-encefalica indotta da TBI e regolazione del flusso ematico cerebrale, vantaggiosa nel proteggere da alterazioni cognitive, emotive e motorie e nel facilitare il recupero delle funzioni compromesse.

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Il lottatore UFC Nate Diaz vaporizza CBD durante una conferenza stampa dopo un incontro difficile.

Il futuro del CBD nel trattamento del TBI

Determinare protocolli di dosaggio sicuri ed efficaci rimane una sfida nelle ricerche precliniche e cliniche sul CBD e altri cannabinoidi. Data la complessità dei meccanismi sinergici e talvolta contrastanti associati al TBI, trovare un dosaggio adeguato e coerente è una sfida importante per i ricercatori. Gli studi attuali suggeriscono che il timing dell’assunzione di CBD rispetto alla lesione, la durata della terapia e la quantità di CBD sono fattori critici per il successo del trattamento.

L’andamento temporale dell’efficacia del CBD sarà un tema chiave per la ricerca futura, da cui speriamo di ottenere indicazioni precise sui tempi e dosi necessarie ai pazienti con trauma cranico. Dai dati disponibili sembra che un uso preventivo, non solo post-lesionale, possa ridurre la mortalità e migliorare le funzioni sensomotorie. Inoltre, l’assunzione di CBD entro 15 minuti dalla lesione potrebbe offrire vantaggi neuroprotettivi significativi.

Uno dei vantaggi promettenti del CBD dal punto di vista terapeutico è la sua buona tollerabilità anche a dosaggi elevati. Un adulto può assumere diverse migliaia di milligrammi* senza effetti dannosi rilevanti. (In uno studio clinico su farmaci per l’epilessia, dosi singole di 6000 mg e somministrazioni ripetute fino a 1150 mg due volte al giorno per 6 giorni sono state ben tollerate dai partecipanti.)
*Dati riferiti a CBD puro isolato o sintetico. Gli oli di CBD a spettro ampio o completo contengono anche altri cannabinoidi come CBG, CBDA, CBN, CBC, THC, che interagiscono sinergicamente e si sono dimostrati più efficaci rispetto al solo CBD. Leggi il nostro articolo al riguardo:



Dai risultati degli studi disponibili possiamo concludere che il CBD può essere uno strumento efficace nel trattamento del TBI, ma va precisato che l’attuale stato della ricerca si basa principalmente su studi condotti su roditori. Stimolati dagli esiti promettenti degli studi preclinici, a breve partiranno anche studi sull’uomo, sponsorizzati tra gli altri dalla National Hockey League (NHL) e dalla National Football League (NFL). Questi trial clinici saranno particolarmente importanti per valutare l’efficacia del CBD e i risultati potranno beneficiare non solo gli sportivi professionisti, ma anche altre categorie a rischio di trauma cranico, in particolare anziani e bambini.


È importante sottolineare che l’olio di CBD non è una panacea! Le basi per mantenere la salute sono attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e uno stile di vita senza stress. Nessuna di queste può essere sostituita dal CBD! In Ungheria e nella maggior parte degli stati UE, il CBD è considerato un “nuovo alimento” perché prima del 1997 il suo uso non era ampiamente documentato; pertanto non è possibile fare promesse di prevenzione o cura di malattie con prodotti contenenti CBD.

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